Chi sono
I miei genitori volevano mandarmi allo Zecchino d’oro: dicevano che cantavo così bene! Ma alla fine non è successo.
Per anni ho sognato di diventare un astronauta come Yuri Gagarin o John Glenn e questa passione per i voli spaziali, gli aerei, l’astronomia non mi ha mai abbandonato. Ancora nel 1969 misi sottosopra il paesino dov’ero in villeggiatura per vedere lo sbarco sulla Luna.
Diedi a mio padre la delusione forse più grande della sua vita, quando suo figlio – io – che, stando alle premesse, avrebbe dovuto studiare ingegneria aeronautica, cambiò idea e gli disse che voleva iscriversi al Dams.
Al suo veto, mi iscrissi a filosofia e ancora oggi lo rifarei.
Da qualche anno con un gruppo di amici suonavo: prima canzonette, poi blues, e infine jazz. Volevo un lavoro per comprarmi il pianoforte, così feci un concorso, lo vinsi e mi ritrovai “coadiutore meccanografo” all’ufficio IVA di Bologna. Dieci anni ho resistito. Nel frattempo suonavo, ma anche disegnavo, dipingevo, facevo l’”animatore culturale”. Ma, soprattutto, non davo esami all’Università. La naja incombeva. Ma fui fortunato: esonero per sovrannumero.
Poi successero cose. Formai il trio dei miei sogni con due eccellenti musicisti, basso, batteria e il sottoscritto al pianoforte. Feci presto però a capire (in fondo non ero tonto) che dei tre ero io il brocco. Cosi sentii la vocina del critico musicale, ancora in pectore dentro di me, che disse: “Lascia perdere”. Chiusi a chiave il pianoforte. Restò chiuso per tre anni, ma finalmente mi laureai.
Si sa: chi non sa fare insegna e così finii a insegnare Storia della musica in Conservatorio, dove sono rimasto fino alla pensione, per 33 anni sforzandomi di alimentare nei giovani musicisti l’amore per la loro arte.
Poi fu il momento de «l’Unità» e, fatalmente, il critico uscì fuori, coi suoi effetti collaterali: un po’ musicologo, un po’ storico, ecc. Per il resto della sua vita, prima con la Bic, poi con la Lettera 32 e infine col computer, il suddetto critico non ha più smesso di riempire pagine e pagine e pagine…
E ora, una parte di esse è finita qui, a portata di click. Non so bene se sia stata una buona idea. Lo spero, ma non ne sono così certo.
[Della serie: «La mia vita è tutta un flop». O forse no. Vai te a sapere]